Duomo di Crespano – Piazza San Marco – Campanile del Duomo

Crespano

DUOMO DI CRESPANO
Il Duomo è il luogo identitario di Crespano oltre che un tesoro artistico, architettonico e artigianale che merita sicuramente una visita attenta alla ricerca dei dettagli. la vecchia parrocchiale di San Marco (X – XII secolo) non era né capace abbastanza per la cresciuta popolazione, né abbastanza dignitosa ed ornata per la ricchezza in ch’era venuto il paese […] la comunità contatta l’architetto veneziano Giorgio Massari (1687-1766) per ideare quello che oggi è denominato Duomo dedicato ai SS. Marco e Pancrazio e Paolo, anche se la formula ufficiale dimentica il secondo dei contitolari, assunto nel 1488 all’atto dell’incorporazione della parrocchia di San Paolo. Il contesto va brevemente illustrato: dal 1600 Crespano, infatti, ha assunto un ruolo di grande importanza nella produzione laniera: impianti a ruota alimentano i filatoi delle famiglie imprenditoriali; in ciascun piccolo opificio, in ciascuna casa-azienda trovano lavoro centinaia di crespanesi e non solo; i panni di lana sono spesso imbarcati a Venezia e venduti nei mercati d’oriente.
Sullo sfondo di questa attività produttiva sopravvive, nella tradizione storica crespanese, il ricordo della disputa che oppone le due famiglie laniere più importanti – i Manfrotto e i Melchiori – sulla scelta del sito in cui far sorgere la nuova parrocchiale. Ad avere la meglio è la proposta dell’imprenditore Francesco Melchiori, che si impegna all’acquisto del terreno e ai primi finanziamenti. Il luogo designato, adiacente alla Ca’ Melchiori, dista pochi passi dalla vecchia parrocchiale di San Marco e garantisce, in un certo qual modo, la continuità ideale tra passato e futuro. La famiglia Manfrotto, che vorrebbe la chiesa in una posizione più centrale e più vicina alla propria contrada, la Gherla, si chiude in un freddo isolamento e non partecipa in alcun modo alle spese della nuova costruzione.
Giorgio Massari è uno dei nomi più prestigiosi del periodo, autore di Palazzo Grassi e della chiesa dei Gesuati a Venezia, di ville nell’entroterra veneto come Villa Tamagnino ad Istrana e Villa Cordellina a Montecchio Maggiore. Nella Pedemontana del Grappa ha già lavorato a Villa Fietta a Paderno e all’oratorio di Villa Perusini a Castelcucco. Nelle realizzazioni di Giorgio Massari ci sono le influenze dei dettami cinquecenteschi di Palladio e la presenza dell’architettura barocca veneziana del ‘600 di Longhena; ciononostante l’autore filtra la tradizione attraverso forti doti personali di creatività che lo pongono spesso controcorrente. Pensando alla nuova parrocchiale crespanese il Massari si cita architettonicamente: si rifà, del resto, alla chiesa dei Gesuati sul canale della Giudecca, semplificandone gli elementi decorativi, adattando la tipologia ad un ambiente rurale, conferendole connotati tali da renderla, tra le chiese del ‘700 nel Pedemonte, la più rappresentativa per dimensioni e pregio artistico, e decisamente singolare nella sua collocazione al centro di una piazza. E’ nell’impegno e nel lavoro di tutta la comunità che inizia e si realizza questa prestigiosa impresa: dall’attività del parroco don Felice Ziliotto e dei fabbricieri ai finanziamenti dei mercanti imprenditori, alle offerte delle confraternite e a quelle avute casa per casa, alle braccia per lavorare dei muratori, dei tajapiera, degli agricoltori e talvolta delle donne stesse. La costruzione, iniziata il 3 ottobre 1735, si protrae per 27 anni fino al 1762, con la consacrazione nel 1766, ad opera di Mons. Razzolini, Vescovo di Santorini, su autorizzazione del vescovo di Padova. Nel 1975, con decreto del Vescovo di Padova, la chiesa è stata elevata alla dignità di Duomo. L’impianto architettonico del Duomo rientra nelle tipiche modalità costruttive ed estetiche massariane; ciò che lo differenzia, invece, dalle chiese settecentesche presenti nell’area rurale del Veneto è la sua ragguardevole mole, resa ancora più grandiosa dalle ampie gradinate frontali e laterali.
Le dimensioni della chiesa, a navata unica, sono di m. 34.50 × 16.20 e possono dare un’idea su quante e quali siano le difficoltà tecniche e costruttive che accompagnano il compimento dell’opera; i materiali da costruzione – mattoni, calce, pietra e legno – sono gli elementi della semplice, ma antica tradizione costruttiva del Pedemonte del Grappa. Il lungo protrarsi della costruzione della chiesa è dovuto, infine, alle difficoltà legate al declino economico e del commercio che già dal 1740 comincia a manifestarsi con l’apertura dei mercati d’oriente a nazioni europee più concorrenziali. L’architettura del duomo crespanese è, nel suo equilibrio, una composizione tipica del Massari, quando si cimenta a costruttore di chiese di campagna. Ad un’unica navata e pianta rettangolare, il grande volume risulta ancora più imponente perché esaltato dalla sopraelevazione sull’area della piazza circostante. La facciata rivolta ad ovest, sobria e priva di troppi elementi decorativi, è suddivisa in tre riparti verticali, separati da quattro grandi semicolonne che poggiano su tozzi basamenti in pietra. La porzione centrale, la più ampia e importante, si eleva dal pavimento fino all’architrave del timpano: in essa sono contenuti il portone d’entrata, con i due pilastri laterali e il frontone a lunetta; al di sopra, un grande ovato custodisce l’iscrizione dedicatoria a San Marco Evangelista. I due riparti laterali, più stretti, contengono a metà altezza le grandi nicchie nelle quali sono posti i santi protettori della parrocchia: San Marco, opera di Stefano Serafin, e San Pancrazio, opera di Francesco Sartor. Il grande timpano triangolare, classico, poggiante sui capitelli corinzi delle quattro semicolonne, completa la facciata con un emblema sacro. Al di sopra, una solitaria croce marmorea a braccia latine. Gli elementi esterni delle chiese massariane solitamente fanno intuire anche la disposizione interna; sulle lunghe fiancate le cappelle laterali sporgono dal volume principale: più grandi le due cappelle mediane, più piccole quelle alle estremità dei fianchi. Al di sopra di esse, ad illuminare la vasta navata sono le grandi finestre termali. Con un intervento del 1929, dell’aspetto originario è venuta meno l’abside ad est, ora allungata e di forma semicircolare per ospitare una vasta cantoria dietro l’altare maggiore, dove trova collocazione il nuovo organo. Internamente l’edificio ripropone gli elementi e il movimento delle facciate esterne. Lungo l’intero perimetro della navata i semipilastri, partendo dai possenti basamenti, si susseguono a ritmi regolari e simmetrici, lasciando di volta in volta spazio alle cappelle laterali: più grandi e luminose quelle centrali, discrete e contenute quelle laterali, innalzandosi poi fino ai capitelli di stile corinzio, opera del vicentino Vincenzo Merlo.
La decorazione del soffitto è affidata a Jacopo Guarana (1720-1808), artista di scuola tiepolesca, assai stimato e molto attivo nell’entroterra veneziano. Sul soffitto a vela della navata figurano gli affreschi dell’Ascensione con le Virtù Cardinali e le Virtù Teologali: sopra il coro l’etereo Trionfo della Croce. Negli affreschi di scuola tiepolesca cieli, nuvole e angeli compaiono in vortici di movimento verso l’alto, in un insieme di colori diafani e leggeri. Sono del Guarana anche i dipinti chiaroscuro sulle pareti di fondo del Duomo, l’olio su tela raffigurante i SS. Marco e Pancrazio, patroni della parrocchia, con San Pietro e San Paolo e le tele raffiguranti la Deposizione dalla Croce e San Luigi Gonzaga. Sugli altari vicini al coro sono collocate le tele dipinte da Gerolamo Dal Ponte (1566-1621), figlio di Jacopo, raffiguranti San Francesco sul monte Verna, mentre riceve le stigmate; di fronte la Vergine con San Sebastiano e San Rocco, attribuita a Paolo Veronese (1528-1588), opere queste provenienti dalla precedente parrocchiale di San Marco. La grande tela posta sopra il portale d’ingresso è La Traslazione del Corpo di an. Marco di Antonio Molinari (1655-1728). Nella sagrestia sono conservati la Cena di Emmaus di Alessandro Maganza (1566-1630) e il vecchio affresco quattrocentesco raffigurante San Prosdocimo proveniente dalla vecchia San Marco. Nel 1852 il pittore bellunese Giovanni De Min (1786- 1859) è incaricato di affrescare con un ciclo santorale le pareti laterali della chiesa. Alle immagini dei dodici apostoli affianca anche altri dieci santi e le due grandi rappresentazioni del presbiterio. Vicino l’entrata della chiesa è posta la Deposizione dalla Croce, gesso di Antonio Canova (1757-1822), donato alla comunità crespanese dal fratello, il vescovo Giovan Battista Sartori.
Il Massari, in tutte le costruzioni da lui ideate, era solito progettare minuziosamente l’arredamento e tutte le parti decorative e complementari, affidandone poi l’esecuzione a maestranze e artisti specializzati di sua fiducia. L’altare maggiore, che ricorda l’altare del Santissimo del Duomo di Padova, pure progettato dal Massari, è stato lavorato da Ludovico Torresini, e fu il primo ad essere collocato nella chiesa al momento della consacrazione, nel 1762. Al centro il tabernacolo, lavorato in marmo policromo verde e rosso, appare come un tempietto in miniatura sovrastato da una cupoletta a bulbo di gusto barocco. Ai lati i due angeli marmorei del Bernardi Torretto di Pagnano (1694 – 1774). La stessa influenza barocca notiamo nel disegno degli altari laterali articolati su due piani, alla ricerca di un maggiore effetto di profondità, che si realizza nelle due coppie di colonne e nei due timpani di forma diversa e sfalsati; quello superiore ad arco ribassato e il più basso triangolare. Una testa d’angelo fa da chiave di volta all’arco che racchiude la pala di ogni altare. Delicate sono le cromie marmoree degli altari, bianco e azzurro nei due mediani, rosso nei quattro minori.
Tutto l’arredamento ligneo del duomo, pur se realizzato successivamente alla consacrazione, fu ideato e progettato dal Massari, che ne studiò anche la collocazione, predisponendo lungo le pareti numerosi riquadri di superficie libera ai quali poter addossare gli arredi. I confessionali in legno scuro e dalla tinta uniforme presentano una struttura classica che viene movimentata dalla forma barocca del prospetto anteriore, e dalla soluzione curvilinea della copertura. Particolarmente importante è il battistero, che ripete nelle sue linee mosse il tabernacolo dell’altar maggiore e ripropone nel sapiente gioco luminoso della radica il variare della luce dei marmi. Lo stesso gioco di venature lo ritroviamo negli stalli del coro che si allineano ai lati del presbiterio, riproponendo la struttura classica dei confessionali. La realizzazione degli arredi lignei è opera dei fratelli Domenico e Zuane Zardo Fantolin, capaci esponenti di una bottega di ebanisteria di alta qualità attiva a Crespano fino alla fine del’800.
Due sono state le rilevanti variazioni di rilievo rispetto all’idea originale del Massari. Il primo intervento nella metà del XIX secolo è del De Min, con la realizzazione degli affreschi che mutano profondamente l’effetto di luce presente nell’interno; l’altra grande modifica si ha nel 1929, quando, su progetto dell’architetto Scudo, dietro l’altar maggiore viene ricavata una serliana formata da un’apertura centrale ad arco e due minori laterali, per dar luogo alla cantoria e la rimozione del primitivo pergamo ligneo che conteneva l’organo del Nacchini.

PIAZZA DI CRESPANO
L’edificazione della grandiosa Chiesa Parrocchiale, il futuro Duomo di Crespano, nella seconda metà del secolo XVIII, rappresenta l’avvio di una radicale trasformazione urbanistica del centro di Crespano, compiuta all’inizio del XX secolo con la realizzazione del Campanile. Una chiesa di tale pregio e dimensioni ha comportato, di conseguenza, l’ideazione di uno spazio circostante che potesse essere non solo una suggestiva cornice architettonica, ma anche come luogo concreto e comodo per le adunanze pubbliche, le cerimonie collettive, tutte le attività mercantili e commerciali, a fronte di un impulso demografico crescente che il paese conosce tra il XVII e XVIII secolo.
Già dal 1795 Crespano ha ottenuto l’istituzione di una fiera franca da verificarsi nella piazza e luoghi annessi o sia borgale di Crespan, in ciascun lunedì secondo di ogni mese ed è per questo che, tra il 1849 e il 1860, su progetto dell’architetto feltrino Giuseppe Segusini (1801-1876), è realizzato il basso edificio allungato che a sud delinea il limite della piazza, dove vengono ospitate botteghe e banchi di mercerie, stoffe e prodotti artigianali di vario genere. Al centro la fila degli empori è interrotta da un portico neoclassico a quattro colonne, decorato da un affresco del De Min, che avrebbe dovuto fungere da atrio esterno di un teatro. Del progetto originario, mai completato, oltre all’atrio rimane all’interno l’ampia sala di ingresso a due porte laterali, che ha ospitato lo storico Caffè Canova, un tempo luogo di ritrovo e di tempo libero per i crespanesi e la popolazione pedemontana. Prospiciente la facciata della Chiesa si erge la fontana ottagonale donata dal Sartori Canova nel 1834. A ponente si trova l’arco d’entrata in pietra a Ca’ Melchiori, poi Ospedale Civile “Francesco Aita”, ora Casa di Ricovero. A nord del Duomo la Colonna della Fiera Franca (1795), che regge il leone di San Marco e ricorda che la Repubblica di Venezia concedeva a Crespano l’allestimento di una fiera mensile, appuntamento che nel tempo si tramuta in mercato domenicale.

IL CAMPANILE DI CRESPANO
Nella seconda metà dell’Ottocento con la ricostruzione della nuova casa canonica viene creato lo spazio per l’edificazione di una maestosa torre campanaria. Una commissione pella fabbrica della nuova torre campanaria, presieduta dal parroco don Natale Vareton, nel luglio del 1869, raccolti tutti i finanziamenti possibili, procede all’inizio dei lavori su progetto dell’ingegnere Antonio Zardo. Completato il basamento, in pochi anni, il cantiere si ferma a causa delle cattive condizioni economiche della comunità e dei contrasti politici nella classe dirigente; sul finire del secolo, dopo un lungo periodo di stallo, grazie anche ai finanziamenti del sindaco e conte Filippo Canal (1811-1904), i lavori possono giungere al termine. Il progetto iniziale di una torre in pietra viene abbandonato per lasciare spazio ad un campanile imponente e moderno, ispirato al San Marco di Venezia, che viene inaugurato nel settembre del 1900.

Info

Indirizzo
P.za S. Marco, 46, 31017 Crespano di Pieve del Grappa (TV)

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