San Pancrazio a Crespano, per sua collocazione e per il suo orientamento presenta elementi affini ad altre chiese del Pedemonte: l’aspra posizione, sopra dirupi o colli accessibili solo da un lato e ben protetti, l’abside rivolta ad est, secondo il modulo delle primitive chiese cristiane del Pedemonte del Grappa.
La facciata rivolta sul viale di cipressi che conduce al centro di Crespano è di essenzialità tipicamente campestre: al portone d’ingresso si affiancano, alzandosi, due finestroni rettangolari ed un piccolo occhio al centro del timpano, che è completato da una leggera croce sul colmo. L’aula, soggetta in alto alla regolare successione di possenti capriate in legno ricoperte da travetti e tavelle a disegni triangolari, presenta sul pavimento le lapidi tombali di alcune famiglie che hanno contribuito alla costruzione dell’odierna parrocchiale e conduce con uno scalino all’altare. Sul lato a sud un’acquasantiera in pietra a testa d’angelo si affianca ad un portoncino che conduce alla sacrestia. La sua antica origine la si comprende dall’intitolazione: nel corso del XII-XIV secolo la chiesa era intitolata a San Pancrazio e a San Marco, per sottolineare il primato del patrono della diocesi padovana; quando a inizio del XV secolo Venezia si interessò all’entroterra i nomi dei santi patroni vennero invertiti e divennero San Marco e San Pancrazio.
Fondazione attribuibile all’XI secolo, era la prima chiesa parrocchiale crespanese. Ricordata per la prima volta assieme ad altre chiese crespanesi nelle decime pontificie del 1297. Tuttavia, nell’ipotesi che i cicli santorali testimonino effettivamente una determinata epoca storica, il titolo di San Pancrazio (vittima adolescente della persecuzione di Diocleziano) ne farebbe dedurre l’origine nel periodo bizantino-ravennate (VI secolo d.C.).
Dagli atti della visita pastorale del settembre 1488 veniamo a conoscenza che la chiesa era provvista di tre altari dei quali uno non consacrato e uno da demolire; nel successivo Cinquecento la chiesa di San Marco è restaurata ed ampliata, mettendo in secondo piano San Pancrazio che, comunque, si distingue per la canonica e il cimitero. Nella visita pastorale del 1633 si ricorda il vecchio altare maggiore in legno; la pala raffigurava la Vergine con ai lati i santi Marco e Pancrazio. Giambattista Verci (1775) ricordava invece una pala di Jacopo da Ponte raffigurante la Vergine, Gesù Bambino, san Rocco e san Sebastiano. Così anche monsignor Federici (1803): “In Crespano nell’antica Parrocchiale di S.Pancrazio la Palla a mano destra della maggiore con la B.V. tenente il Bambino con angioletti, S.Rocco e S.Sebastiano é parimenti di Giacomo” Il terremoto di Santa Costanza (25 febbraio 1695) non causò gravi danni a Crespano ma mise in evidenza la necessità di restaurare tutti gli edifici sacri del paese. Il parroco dell’epoca, il crespanese don Valeriano Manfrotto, si prodigò per il restauro delle chiese colpite dalla calamità e per consolidare le coltivazioni di viti e di alberi da frutto. Attorno al 1840 si rese necessario l’ampliamento della zona cimiteriale perché l’area attorno alla vecchia parrocchiale di San Marco era inagibile. I lavori vennero affidato all’ingegner Ausilio Manera (1787-1870), figlio di un cugino dello scultore Antonio Canova che demolì la vecchia canonica e progettò un’ampia cinta muraria. La lapide più antica che oggi si conserva è quella del chierico Giovanni Colombana, chierico nel seminario di Padova, morto a soli 20 anni nell’agosto 1855; il testo dell’epigrafe venne dettato dal suo compagno di studi, Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X. Nell’ottocentesca area cimiteriale è possibile notare la tomba-monumento equestre della famiglia Rossi, che con Giovanni (1830-1882) e il figlio Giuseppe, sommo auriga (1852-1910), è protagonista del mondo del trotto europeo; il busto di Giuseppe ricopre la tomba dominando il bassorilievo in cui è trasfigurata la storia dell’ippica dall’origine al loro tempo.
Indirizzo
Via S. Pancrazio, 9, 31017 Crespano di Pieve del Grappa (TV)
Telefono:
0423 53065
Email:
crespano@diocesipadova.it