L’antica parrocchiale crespanese di San Marco sopravvive attualmente con ciò che resta di un vecchio campanile e di un’aspra facciata in pietra. Realizzata sul Colle de Crespan tra il X e il XII secolo, assume funzione parrocchiale successivamente a quella di San Pancrazio che, secondo la tradizione, diventa inadeguata a causa dell’incremento demografico e per la scomoda accessibilità del sito.
Risale al 1297 il primo documento che segnala l’esistenza di ‘San Marco Vecchia‘ quale parrocchiale della diocesi di Padova. In quell’anno è designata con i titoli dei Santi Pancrazio e Marco – ecclesia S. Brancatii et Martii de Crespano – riservando il posto d’onore al più antico patrono; un secolo dopo il binomio santorale è invertito forse per l’affermazione veneziana nell’entroterra, proprio nella prima metà del XIV secolo (1337). Sul campanile, del cui stato precario si inizia a parlare sin dal 1599, si interviene con un rifacimento della sommità all’inizio del XVII secolo, con l’innalzamento di una elegante cella campanaria che tiene conto del gusto rinascimentale. Nel 1687 San Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova, sale sulla torre a benedire le campane: una lapide ne commemora l’episodio. La chiesa è parrocchiale fino all’inaugurazione del Duomo, nel 1762, fatto che probabilmente ne accelera il declino. La facciata sopravvissuta ha ospitato al suo interno l’affresco dei santi padovani Prosdocimo e Giustina (secolo XV) poi recuperato e restaurato fino a trovare sicura collocazione all’interno della sacrestia del Duomo. L’architettura del campanile, che fa corpo unico con la facciata principale della chiesa, è una rarità per l’area veneta, dove gli edifici ecclesiastici, anche di puro stile romanico, sono separati dalle torri campanarie. Le ragioni potrebbero stare sia nell’origine remota dell’edificazione sia nelle sfavorevoli condizioni morfologiche del Colle de Crespan, che a nord risulta profondamente inciso dalla valle del Mardijon. Il campanile sopravvive a diversi propositi di abbattimento (nel 1912 e 1973) dettati dalla precaria situazione statica: se oggi è ancora possibile godere della sua esistenza lo si deve a un sensibile comitato cittadino che lo ha strenuamente difeso alla fine del secolo scorso.