CAMMINO DEI SUONI
Il Cammino dei Suoni (CSU) permette all’escursionista di farsi largo entro una fitta rete di sentieri storici e di attraversare il territorio immediatamente a ridosso delle montagne crespanesi, tra le quali è possibile riconoscere le possenti dorsali del Frontal e del Monte Castel. Quanto al percorso, si parte dal Castegner dea Madoneta, tradizionale luogo di ritrovo per le feste della comunità paesana, i picnic e le visite al Giardino Vegetazionale (ora centro di didattica e di tutela degli ambienti vegetali del Massiccio del Grappa), ma anche base di partenza per escursioni, guidate o in solitudine, sul Frontal oppure nella Valle di San Liberale costeggiando il greto del torrente Lastego.
CAMMINO DELL’ORIZZONTE
È il più breve e facile tra i Cammini di Mezza Montagna: poco più di mezz’ora se lo si percorre di buon passo, ma non va preso di fretta perché la sua brevità ha un duplice scopo: il primo è il piacere della lentezza.Infatti, dopo i pochi passi di salita dalla località di Ca’ Botto al punto d’accesso, il sentiero si mantiene per buona parte alla medesima quota altimetrica e invita a un passo meditativo e sensoriale tra carpini neri, ornielli, roverelle e castagni, alla ricerca dell’assoluto silenzio, lontano dall’inquinamento acustico della pianura. Giunti poi sul colmo della località Martel, prevede un primo punto di osservazione sulla pianura veneta, un vero spettacolo fatto sia di suggestioni sia di attenzione a riconoscere i paesi di confine tra Trevigiano e Bassanese. Nei giorni particolarmente limpidi si può scrutare un orizzonte lontano: ce lo ricorda il romanziere John Dos Passos (proprio in questi posti durante la Grande Guerra) che da queste terre disegnava e descriveva “la pianura veneta chiazzata di porpora e in fondo le gobbe azzurre dei Colli Euganei”. Nell’arrivare alle Casere Corpon un altro punto di osservazione consente di ammirare un paesaggio più locale, un vero presepio: in primo piano il Col Muson tra Fietta e Castelcucco e in lontananza i Colli Asolani e sullo sfondo il Montello.
CAMMINO DEI CINQUE SANTI
Il Cammino dei Cinque Santi (CCS) costeggia e valica più volte il confine di tre località: Sant’Eulalia, Cassanego e Crespano, e consente di riscoprire alcuni angoli segreti di una religiosità popolare sulla quale le genti pedemontane hanno sempre radicato il loro senso di stare al mondo, tra sicurezze e paure, tra l’accettazione della durezza delle cose e la speranza di una vita migliore. In località Santa Lucia un capitello segnala una presenza devozionale ancor oggi sopravvissuta e la località di San Vito ci ricorda che la concentrazione di edifici di culto a questa altitudine (assieme quelli non distanti di San Vittore e San Prosdocimo) fa ipotizzare che qui Crespano anticamente si estendesse, poco sotto il Santuario della Madonna del Covolo. Si arriva quindi all’antichissimo borgo della Gherla (XI sec.), a Villa Manfrotto-Canal (se ne costeggia la cappella gentilizia, il seicentesco Oratorio dell’Assunta) nonché al viadotto della ferrovia Decauville, via di collegamento da Bassano a Crespano durante la Grande Guerra ed infine alla contrada dei Savi.
CAMMINO DELLA CIMA
Il Cammino della Cima (CAM) è interessante perché l’escursionista attento sarà colpito dall’eterogeneità degli ambienti naturali che attraversa, dai castagni ai prati arido-rupestri, dai faggi agli arbusti subalpini, dai detriti e dallo sfasciume di roccia ai pascoli d’alta quota senza dimenticare, ad esempio, la considerevole ricchezza floreale e vegetale che registra almeno 1575 specie vegetali diverse! Dalla Località Botto’ ci si inerpica gradualmente sul sentiero denominato delle Marmorine: dal e di seguito a Campo Croce, in Camol, nella Val del Poise, consentendo così all’escursionista di calpestare sentieri esistenti già prima della Grande Guerra e dedicati alla transumanza, al trasporto di prodotti montani e di mercanzie da e per il Feltrino. Quando, infine, si procede alla discesa, si cammina sulla direttrice montuosa sud-sud ovest (che si diparte da Cima Grappa), si raggiunge la dorsale della Colombera (m. 1499) e di qui si percorre il contrafforte meridionale del Massiccio, tra pareti scoscese e pendii boscosi, fino al Centro Don Paolo Chiavacci oppure – con più tempo a disposizione – anche nella località del Covolo per poi fare facilmente ritorno a Ca’ Botto.